Come si relazionano gli scienziati con il vulcano?
E tu, che rapporto personale hai con esso?
L’Etna è una fonte inesauribile di dati che possiamo misurare con appositi strumenti o semplicemente con il nostro corpo.
In questo workshop abbiamo sviluppato un linguaggio visivo collettivo, un vocabolario di segni, una grammatica per codificare, tradurre, condividere e comunicare ciò che il territorio ci racconta.
Il paesaggio etneo è stratificato: dalla costa ai crateri, dal centro della terra alle nuvole, si presenta a noi con texture differenti, ciascuna con un suo linguaggio invisibile, in scale diverse e con strutture diverse.
Abbiamo collezionato e riprodotto queste texture in una serie di tessere, di elementi quadrati, costruendo un archivio condiviso per raccontare sia il Monte Etna che il legame con questo luogo.
Abbiamo cominciato con una camminata sui Monti Sartorius per scoprire la qualità tattile del paesaggio: attraverso piccoli esercizi e gesti semplici, abbiamo esplorato il tempo profondo della geologia traducendolo in una serie di pattern, focalizzandoci sulle formazioni rocciose e atmosferiche che caratterizzano il territorio vulcanico, dai serbatoi magmatici nel sottosuolo fino all’orizzonte e all’atmosfera.
La nostra ricerca è stata guidata dall’acqua, dalle sue molteplici forme e dalle tracce che incide nel paesaggio e nelle nostre vite.
Abbiamo così trasformato l’astratto in tattile: registrando sensazioni, riconoscendo pattern e traducendo gli elementi del territorio attraverso un approccio sensoriale.
Dopo aver costruito una “texture library”, un atlante collettivo e condiviso di tessere quadrate con cui codificare i pattern del territorio, lavorando in gruppo abbiamo tradotto l’essenza del vulcano in cinque proposte progettuali per una serie di sciarpe che verranno prototipate dal Lanificio Leo.
Abbiamo infine esposto i nostri progetti in una mostra allestita in Accademia.