Le città ospitano un tessuto linguistico multiforme composto da testi, parole e nomi che, dall’antichità fino ai giorni nostri, si disseminano nel suo ambiente urbano. Parole monumentali incise nella pietra convivono con messaggi effimeri contemporanei scritti su muri e altre superfici, generando un paesaggio grafico che può essere inteso come un luogo di sedimentazione, un itinerario in cui storie complesse si intrecciano con il presente e possono essere osservate da diverse angolazioni.
Prendendo spunto dalla ricerca svolta per il Museo MACRO di Roma culminata nella mostra ALL CAPITALS, la graphic designer svizzera Julia Born ci ha guidati nell’esplorazione della scrittura come mezzo di espressione, a partire dall’analisi della sua relazione con lo strumento con cui si scrive, in grado di influenzare il tipo di messaggio, il senso, la durata, l’impatto fisico nel contesto e numerose altre variabili.
Abbiamo osservato la città di Palermo concependola come un paesaggio grafico e visivo multiforme composto da testi, parole, disegni e altri tipi di messaggi che si stratificano e si sovrappongono creando un palinsesto comunicativo fittissimo, per realizzare dei poster ispirati alla nostra ricerca visiva.
Durante il laboratorio abbiamo fatto tappa a Palazzo Chiaramonte (detto Steri), uno dei luoghi cardine del progetto GAP – Graffiti Art in Prison, che ospita le carceri seicentesche dell’Inquisizione Spagnola, costellate dalle testimonianze grafiche e calligrafiche dei prigionieri.