The Harvest Society

The Harvest Society

The Harvest Society (“la società del raccolto”) è un rituale culinario collettivo curato dalla designer Giulia Soldati e dallo chef Gabriele Camiolo per sperimentare nuove forme di interazione con il cibo e con la tavola: una serie di oggetti in ceramica hanno preso vita attraverso coreografie di gesti e movimenti, generando una narrazione intima e allo stesso tempo condivisa.

L’evento ha messo in scena i prototipi ceramici sviluppati lo scorso maggio in Accademia durante il workshop Le mani in movimento, tenuto dalla stessa Giulia Soldati all’interno dei laboratori di design del Corso Triennale in Product Design e Comunicazione Visiva (docenti Giuseppe Arezzi, Diego Emanuele, Erika Pino; assistente Andrea Castiglia).

Nella sua pratica, Giulia Soldati utilizza il design come strumento per esplorare le culture culinarie e svelare le pratiche sociali, politiche e culturali legate alla preparazione e al consumo del cibo. Nel workshop, studentesse e studenti erano stati invitati a progettare una serie di oggetti ed esperienze che invitassero a un uso non convenzionale delle mani a tavola.

The Harvest Society, che prende il nome proprio da uno degli oggetti, Harvest (“il raccolto”), ha fatto sì che queste famiglie di supporti e utensili prendessero finalmente vita attraverso un menù interamente vegetale ideato insieme allo chef Gabriele Camiolo. Cinque portate suddivise in altrettanti atti – aratro, campo, totem, mano, cielo – concluse da un epilogo che celebra l’acqua, elemento purificatore e denominatore comune della tavola oltre ogni cultura e geografia.

«Partendo dall’azione del raccogliere e condividere, i prototipi si animano sulla tavola con coreografie e gesti, raccontando nuove gestualità e narrazioni dell’atto del mangiare e della condivisione del pasto. I commensali diventano così sia spettatori che partecipanti attivi della performance e sperimentano in prima persona questa ritualità di movimenti, attivando i vari supporti ceramici e gli ingredienti associati ad essi ed entrando così a far parte della società del raccolto.»
– Giulia Soldati

L’evento è stato organizzato nell’ambito del progetto NIMI – La Nuova Intelligenza del Made in Italy, finanziato dall’Unione europea Next Generation EU (NGEU) – per l’internazionalizzazione degli istituti di istruzione superiore artistica e musicale (AFAM) secondo il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) MISSIONE 4 COMPONENTE 1 – INVESTIMENTO 3.4 SOTTO-INVESTIMENTO T5 – CUP: H37G24000080001

con il contributo di due sponsor tecnici, Tasca D’Almerita e Passo Ladro, e con il supporto di un gruppo di lavoro composto dagli allievi Gabriele Alecci, Aurora Milazzo, Yasmine Pellegrino, Lidia Persico, Arianna Reitano e Giulia Todaro.

«Il ritorno all’uso delle mani e di strumenti quasi primordiali ci ha portato a riflettere sul valore della dimensione non tecnologica del fare umano e sull’importanza del rito come momento di condivisione e di relazione. In questo contesto le distinzioni tra docenti e discenti svaniscono: tutti imparano reciprocamente grazie al design che si espande oltre l’oggetto fino alla creazione di momenti di condivisione e di scambio.»
– Lucia Giuliano, Direttrice Abadir